Questa rubrica è dedicata alle testimonianze storiche, a studi, articoli, curiosità, a suggerimenti bibliografici e discografici.

Questo mese vi proponiamo un'importante testimonianza storica relativa allo stile policorale del repertorio sacro nella Roma seicentesca. E' la testimonianza del musicista e scrittore francese André Maugars ( c.1580 - c.1645), giunto a Roma nel 1637-38:

"Per farvi capire meglio quest'argomento, vi farò un esempio, facendovi una descrizione del più celebre ed eccellente concerto che io abbia udito a Roma, la vigilia ed il giorno di S. Domenico, nella chiesa della Minerva. In questa chiesa, abbastanza lunga e spaziosa, ci sono due grandi organi in alto ai lati dell'altare maggiore, dove erano stati collocati due cori di voci   e strumenti. Lungo la navata della chiesa c'erano altri otto cori, quattro da un lato e quattro dall'altro, sollevati da terra con dei baldacchini alti otto-nove piedi alla stessa distanza l'uno dall'altro, tutti a vista tra di loro.

Ad ogni coro c'era un organo portativo, come è d'abitudine: non bisogna meravigliarsene, perché a Roma se ne possono trovare più di duecento, quando in tutta Parigi a malapena se ne potrebbero reperire due con la stessa intonazione.

Il maestro compositore batteva la misura principale nel primo coro, accompagnato dalle voci più belle. In ognuno degli altri cori c'era una persona che non faceva altro che fissare gli occhi su questa misura originaria, in modo tale da conformarle la propria: cosicché tutti i cori cantavano con la stessa misura senza essere in ritardo. Il contrappunto della musica era figurato, riempito di bei soggetti et di una quantità di gradevoli interventi solistici. A volte un soprano del primo coro faceva un solo, poi quello del secondo, del terzo, del quarto e del decimo rispondevano. A volte due, tre, quattro o cinque voci cantavano insieme da cori differenti, e altre le parti di ogni coro recitavano ognuna al suo turno avvicendandosi l'una con l'altra. A volte due cori si davano battaglia l'uno contro l'altro, poi altri rispondevano. Un'altra volta cantavano insieme tre, quattro o cinque cori; poi una due, tre, quattro, cinque voci sole: e al Gloria Patri tutti e dieci i cori riprendevano insieme. Devo confessare che non ebbi mai un rapimento simile: ma soprattutto nell'Inno e nella prosa, dove   normalmente il compositore si sforza di dare il meglio di sé, e dove veramente ascoltai dei soggetti di perfetta bellezza, varietà molto ricercate, invenzioni eccellenti, e gradevolissimi e diversi andamenti. Nelle antifone fecero poi delle ottime sinfonie, a uno, due e tre violini con l'organo, e con alcuni arciliuti, suonando arie di balletto e rispondendosi gli uni agli altri".

Andrè Maugars, 1639

        (traduzione di Angelo Fusacchia)

 
 

Stile Policorale
Per saperne di più:

D. ARNOLD, sub voce Cori spezzati , in New Grove Dictionary, Second Edition, vol. 4, p 776.
D. ARNOLD, The significance of 'cori spezzati' , in «Music and Letters», 1959, p.6.
J. MOORE, Vesper's at St. Mark's , in «JAMS», 1981, XXXIV, p. 275.
D. BRYANT, The 'Chori spezzati' at St. Mark: Myth and reality , in <Early Music History>, vol. 1, 1981, pp.165-186.
G. DONATO, La policoralità in Italia nei secoli XVI e XVII. Testi della giornata internazionale di studi (Messina, 27 dicembre 1980) , 1987 - Editore: Torre d'Orfeo

Da ascoltare
Bonaventura Rubino (1643-1648), Vêpres du Stellario (Vespro per lo Stellario della Beata Vergine), 1994 - K617

 
     
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