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Il Parnaso è una rubrica dedicata ad articoli, studi e ricerche sulla musica barocca, anche in relazione ad altre discipline umanistiche. Grazie alla collaborazione di eminenti studiosi e specialisti nelle loro rispettive materie, la rubrica vuole essere un luogo di incontro, confronto e divulgazione.


Febbraio 2009
Prof. Arch. Paolo Portoghesi

Una delle caratteristiche della musica a Roma nel periodo Barocco, e nella Scuola Romana in particolare, è stata la sensibilità verso lo spazio.
Musica e architettura sono arti dello spazio, sono arti differenti dalle altre perché non hanno come obiettivo quello di imitare la natura ma quello di schiudere alla fantasia dell’uomo un regno completamente inedito.

La sensibilità per lo spazio si esprime in molteplici modi ma soprattutto nel concepire una musica adatta agli spazi in cui verrà eseguita.
Naturalmente nelle chiese barocche, come la chiesa di S. Agnese in Agone, non c’è l’acustica che si potrebbe trovare nelle sale di concerto che cercano di creare una sorta di avvolgimento musicale corrispondente alla poetica romantica ancora dominante nelle esecuzioni; nelle chiese barocche c’è un modo diverso di affrontare il problema dello spazio, un modo che tiene conto di un’acustica come quella delle grandi chiese monumentali, che ha una coda sonora piuttosto rilevante e che quindi presuppone che non ci si limiti a cantare e a suonare ma che si pensi, cantando e suonando, a come il suono si svolge nello spazio dilatandosi, sviluppandosi in altezza e ritornando. Una delle caratteristiche del suono è questa riflessione, questa capacità, dopo essersi sviluppato in altezza, di ritornare verso di noi.

C’è un aneddoto affascinante che ricorda un musicista importante come Virgilio Mazzocchi esponente della Scuola Romana, il quale racconta che portava i suoi allievi sotto Porta Angelica,
perché qui c’era un’eco straordinaria. Questa eco che raddoppiava, in un certo senso, il valore espressivo della musica, era posta agli allievi come una sfida, bisognava cioè, che il canto si raddoppiasse, si triplicasse senza confondersi. Virgilio Mazzocchi educava, dunque, i suoi allievi a tenere conto di questa espansione della musica nello spazio e di questo ritorno.
La Scuola Romana era molto sensibile a ciò, ci sono infatti esempi di spartiti musicali che presupponevano che il canto arrivasse da diverse posizioni, dai diversi coretti di una chiesa.
Suonatori e cantanti facevano quindi pervenire, per esempio, il loro suono da otto cori diversi, creando una condizione spaziale affascinante che la musica moderna ha cercato di replicare creando a volte delle situazioni paragonabili.

Roma è stata un grande centro musicale e nonostante questo oggi è più facile sentire concerti della Scuola Romana a Parigi o a Berlino ma  non a Roma, dove si continua a fare musica molto tradizionale senza lasciare spazio alla riscoperta della dimensione storica della musica, privilegiando in modo assoluto la musica romantica, che certamente è molto importante ma non si giustifica da sola e soprattutto non dà, se non vista nella prospettiva storica, la pienezza del suo significato.
Roma è stata un centro importante, per esempio la famiglia Ruspoli ha ospitato Händel che è arrivato a Roma, la prima volta, nel 1709 per una sfida con Domenico Scarlatti.
Händel aveva provato il meraviglioso organo di San Giovanni in Laterano e la sfida avvenne prima al cembalo e poi all’organo.
Domenico Scarlatti, che era un musicista dello stesso livello, sembra che lo superò decisamente nella prova del clavicembalo ma nella sfida con l’organo Scarlatti stesso riconobbe la superiorità di Händel, e si dice che ne aveva una tale stima che quando faceva il suo nome si faceva il segno della croce.
Rainaldi da buon architetto non solo si preoccupava di fare della buona musica ma si preoccupava di scriverla su dei meravigliosi quadernetti rilegati in pelle; uno era esposto alla mostra del Barocco a Castel Sant’Angelo.
Carlo Rainaldi è un architetto che ha avuto il privilegio di riuscire ad esprimersi con un linguaggio, la musica, molto legato a quello dell’architettura, un linguaggio quasi corrispondente tanto che sia Shelling che Goethe hanno definito l’architettura “musica cristallizzata”.

La musica di Rainaldi è degna di stare accanto alle espressioni più significative della Scuola Romana. La sua non è una musica da dilettante ma una musica di notevole qualità.
D’altra parte sappiamo che Carlo Rainaldi era considerato un musico di eccezione che non si limitava a comporre musica, ha anche inventato dei nuovi strumenti musicali.
Pietro della Valle in una memoria ci dice: “Carlo Rainaldi mi promise ultimamente di voler venire a fare un poco di studio sul mio cembalo e se verrà io non mancherò questi belli studi più che si potrà dal mio canto”.

Proseguendo con i riferimenti al Barocco romano una delle esperienze più importanti è quella che ha interessato le architetture della chiesa di Sant’Agnese in Agone, una chiesa straordinaria per tanti aspetti.
L’aspetto più rilevante è che in essa hanno lavorato diversi architetti tra cui alcuni divenuti irriducibili nemici. La chiesa inizialmente è affidata ai due Rainaldi, padre e figlio, ma Innocenzo X, scontento della soluzione trovata per la facciata, la affidò a Borromini. Dopo la morte del pontefice, Borromini fu estromesso con una serie di accuse ignominiose e in gran parte false e al suo posto venne chiamato Bernini insieme a Rainaldi per completare l’opera. Questa chiesa è quindi un’opera nata da una collaborazione conflittuale e tuttavia essa ha raggiunto una perfetta armonia in cui si coniugano elementi che appartengono a culture di indirizzo diverso. Si noti infatti, oltre alla concezione rainaldiana dell’organismo, la presenza di un basamento bianco tutto di marmo di Carrara che esprime l’estasi del bianco che è una delle caratteristiche borrominiane. La chiesa di San Carlino, la prima delle opere di Borromini, è un edificio che rinuncia alla policromia che allora andava di moda, e l’architetto sceglie questo candore uniforme quasi avesse letto il suggerimento di Palladio che dice che il bianco è il colore che più si addice alla celebrazione di Dio in quanto rappresenta la somma di tutti colori e quindi è simbolo di perfezione.


-------------------------------------------- Paolo Portoghesi -------------------------------------------------


Paolo Portoghesi è nato a Roma nel 1931, dove si laurea in architettura nel 1957. È docente di letteratura italiana all'Università La Sapienza di Roma dal 1962 al 1967 e, dal 1967 al 1977, di storia dell'architettura al Politecnico di Milano dove è poi nominato preside nel 1968. Dal 1995 insegna progettazione architettonica all'Università di Roma. Portoghesi è autore di un cospicuo numero di saggi e di più di 50 libri sul Rinascimento e il Barocco Architettonico, l'architettura Art Noveau e contemporanea; fra i titoli si ricordano: "Guarino Guarini" (1956), "Michelangelo architetto" (1964), "Roma Barocca" (1966), "Le inibizioni dell'architettura moderna" (1974), "Dopo l'architettura moderna" (1980), "Leggere l'architettura" (1981), "Postmodern: l'architettura nella società post-industriale" (1982), "I grandi architetti del 900" (1998), "Architettura e natura" (1999) e molti altri. Nel 1968 pubblica l'enciclopedia "Dizionario di architettura e urbanistica".



-------------------- Vi segnaliamo alcuni link sul rapporto tra Musica e Architettura ---------------------

http://digilander.libero.it/initlabor/musica-architettura-michelutti/musica-architett-marta1.html

http://www.unich.it/progettistisidiventa/TRADUZIONI/Rasmussen%20ASCOLTARE.pdf

http://www.buscemihifi.it/hifi/acust_arch.htm

http://utenti.lycos.it/imperiamosetti/architettura%20e%20musica.htm

http://www.generativedesign.com/tesi/076/intro.htm

http://doc.studenti.it/appunti/storia-dell-arte/musica-architettura.html

     
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