Nell'ambito degli eventi celebrativi del 2762° Natale di Roma, l'Associazione Culturale Tesori Musicali ha presentato il giorno 21 Aprile 2009 il concerto "Sulle sponde del Tebro", arie e cantate dedicate al biondo Tevere . Il M° Lorenzo Tozzi ha magistralmente diretto l'ensemble Romabarocca, che ha interpretato alcune opere di G. Carissimi, G. Bononcini, A. Scarlatti, R. Broschi e L. Vinci dedicate al Tevere.

Il concerto ha visto la presenza del Prof. Arch. Paolo Portoghesi, il quale è intervenuto tracciando un profilo storico del fiume di Roma tra Sei e Settecento, entusiasmando ancora di più il vasto pubblico presente, costituito da appassionati di musica, curiosi e turisti da tutto il mondo.

Come luogo ideale per lo svolgimento del concerto è stato scelto Castel Sant'Angelo, con il suo meraviglioso Ponte, dal quale la vista sul fiume Tevere è particolarmente suggestiva.


Alcuni momenti della serata
Il programma

 
L'inizio del Concerto
 
L'intervento del Prof. Arch. Paolo Portoghesi
 
L'ensemble Romabarocca
 
Il soprano Alla Gof
 
Il M° Lorenzo Tozzi mentre introduce il pubblico al programma del concerto
 
Il contraltista Mario Bassani
 

 

 
 
 

 

 
Gianfranco Benigni: violoncello
 
Corrado Stocchi: violino
 
Simone Vallerotonda: tiorba
 
Il soprano Alla Gof
 
Il M° Lorenzo Tozzi mentre introduce il pubblico al programma del concerto

Il Concerto “Sulle sponde del Tebro” vuole essere innanzitutto un omaggio al Tevere, il fiume che lega il suo nome indissolubilmente sin dalla fondazione alla città di Roma, città che attraversa e di cui ha segnato la vita sociale e culturale. Un serpente tortuoso d’acqua, da Ponte Milvio a nord sino allo sbocco al mare ad ovest, che fu non solo via fluviale di comunicazione e commerciale, ma spesso anche scenario di feste, regate, attraversamenti anche pedonali sui suoi storici ponti, come Ponte S. Angelo (già ponte Elio) o Ponte Sisto (1473) voluto da Sisto IV sui basamenti del Ponte Aurelio, quello di Santa Maria (oggi noto come Ponte rotto) o il leggendario Ponte Milvio della vittoria decisiva di Costantino su Massenzio, o abbellito da sicuri approdi (Porto di Ripa Grande del 1697 e il Porto di Ripetta in Campo Marzio del 1703), da mulini presso l’Isola Tiberina, o infine protagonista assoluto in drammatiche inondazioni (sei di cui tre catastrofiche nel solo XVI secolo) che di tanto in tanto segnavano in negativo la vita cittadina.
Il greto del Tevere era un tempo animato da tutto un colorito campionario umano, scomparso dopo la costruzione dei salvifici muraglioni protettivi: barcaroli, traghettatori, mugnai, artigiani, acquaioli, commercianti, pescatori, falegnami, prostitute, gabellieri, costruttori di barche, pescivendoli, facchini e scaricatori, insomma uno spaccato di popolo minuto che rimase sin oltre l’epoca di Pinelli e di Belli come simbolo e testimonianza dell’autentico popolo romano. Il pittoresco Tevere fu anche oggetto dell’attenzione di pittori e paesaggisti insigni a partire da Van Wittel che, con il Vasi e il Piranesi, gli dedicò decine e decine di suggestive vedute.
Ma il “biondo” Tevere (il Dio Tiber degli antichi Romani) fu soprattutto in età barocca (ma non solo) anche oggetto dell’attenzione dei musicisti, ora in maniera più marginale, ovvero come semplice sfondo ambientale di episodi pastorali di amori arcadici, ora invece come personaggio vero e proprio di cantate celebrative o occasionali. Certo si guardò al Tevere, nella musica come nella poesia, con buona dose di idealizzazione, come simbolo vivente della città eterna o divinità distinta, o addirittura come semplice fondale teatrale di sofferenze e (dis)avventure amorose. Una trasfigurazione paesistica ed arcadica non immune alla pittura coeva con boschi e stagni abitati da ninfe e pastori.
La ricerca delle fonti musicali ha portato alla luce numerosi madrigali polifonici, arie d’opera seria o cantate barocche per lo più a voce e basso continuo ma anche per più cantanti solisti (in veste di personaggi allegorici come città o fiumi) ed orchestra.
In questo singolare omaggio al Tevere si sono distinti compositori storicamente noti e altri più sconosciuti per lo più di passaggio o di stanza a Roma. Tra i primi bastino i nomi del “princeps musicae” Palestrina e di Nanino per la scuola romana del Cinquecento, del grande madrigalista lombardo Luca Marenzio, dei “romani” Carissimi e Marazzoli, del geniale e melodioso Stradella (di Nepi), i veneziani Alessandro Marcello e Baldassarre Galuppi, i bolognesi padre Martini e Bononcini, i “napoletani” Scarlatti e Porpora. Tutto il mondo italiano rese insomma omaggio in musica all’antica città imperiale, ormai trasformata dal secolare potere pontificio in moderna capitale culturale e religiosa.
                                                                                                                     Lorenzo Tozzi



Henry Purcell (1659-1695)

Sonata I
per tromba e archi

Giacomo Carissimi (1605-1674)
Sulla riva dorata dell’orgoglioso Tebro
per soprano e basso continuo

Giovanni Bononcini (1670-1747)
Là dove il Tebro altero
per controtenore e basso continuo

Alessandro Scarlatti (1660-1725)
Rompe sprezza
cantata per soprano, tromba e basso continuo

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Riccardo Broschi (1698 ca-1756)
Son qual nave ch’agitata (libr. Zeno-Lalli) scritta per Farinelli
per controtenore

Leonardo Vinci (1690-1730)
Sonata in sol maggiore op.1 n.2
per violino e b.c. (Londra 1764)
Siciliana (Andante) - Allegro Aria (Cantabile) - Gavotta (Vivace)Minuetto (Il gusto italiano) - Le gout français - Minuetto (Il gusto italiano)

Alessandro Scarlatti
Su le sponde del Tebro
cantata per soprano, tromba, archi e continuo

ROMABAROCCA ENSEMBLE
Alla Gof, Soprano - Mario Bassani, Contraltista - Domenico Agostini, Tromba Naturale

Corrado Stocchi, Gabriele Benigni, Violini - Fabrizio Cardosa, Viola da Gamba,
Contrabbasso - Simone Vallerotonda, Tiorba - Gianfranco Benigni, Violoncello
Lorenzo Tozzi Cembalo, Direzione Musicale

 


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